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COME SI CONCLUDE UN’EPIDEMIA?

Un’epidemia si conclude quando il virus non può più venire in contatto con soggetti suscettibili.
La risposta è apparentemente semplice ma va articolata e spiegata.
Il SARS-CoV-2 è in grado di sopravvivere per alcune ore-giorni, al massimo, sulle superfici e il suo serbatoio esclusivo è rappresentato dagli esseri umani.
Ci sono 2 vie perchè il virus non sia più in grado di raggiungere soggetti suscettibili:
contenimento propriamente detto: si isolano completamente tutti, tutti, tutti i soggetti infetti finchè o non muoiono o non guariscono. In questo modo il virus scompare. E’ quello che è stato fatto con enormi sforzi e con successo nell’epidemia di SARS del 2002-2003. La SARS del 2002-2003 aveva infettato oltre 8000 persone e uccise oltre 700.
Ad oggi la SARS-CoV-2 ha infettato oltre un milione di persone ed ucciso oltre 60000 persone, direi che un contenimento vero e proprio globale è ormai una soluzione poco probabile.
immunità di gregge: la stragrande maggior parte dei soggetti sono immuni (quasi tutti, oltre il 95%) e quindi il virus non trova più soggetti suscettibili e non riesce a contagiare i pochi ancora non immuni.

Ma come si raggiunge l’immunità di gregge?
C’è un modo naturale ed uno artificiale.
Il modo naturale è che l’infezione colpisca la quasi totalità della popolazione lasciando immunità nei soggetti guariti (per la SARS-CoV-2 l’immunità permanente dopo l’infezione non è nemmeno certa), chi non sopravvive ovviamente muore; la velocità con cui corre l’infezione può influenzare molto l’effettiva letalità a seconda che si dia il tempo o meno agli ospedali di supportare tutti i pazienti.
Il modo artificiale è rappresentato dal vaccino ma il vaccino deve essere somministrato a miliardi di persone sane e quindi deve essere sicurissimo. Per essere certi degli scarsi effetti collaterali sono necessari parecchi test ed alcuni mesi per escludere effetti collaterali più tardivi.

E il caldo?
Molte infezioni si attenuano nella bella stagione ma non tanto per la temperatura ma per i minori rapporti interpersonali che si verificano spontaneamente in estate: le scuole sono chiuse e, stando all’aperto, si riducono statisticamente i contatti ravvicinati prolungati.
Non farei molto affidamento sul caldo come soluzione dell’epidemia.
La MERS è un coronavirus come il SARS-CoV-2 e causa infezioni in Giordania e Arabia Saudita, paesi non proprio freddi.

Quindi siamo spacciati?
La situazione non è certo bella ma un’altra strada esiste: una cura.
La cura non ferma l’epidemia ma permette di affrontarla in maniera completamente diversa.
Le terapie attualmente utilizzate sono di supporto e cercano di attenuare i danni del virus finchè il sistema immunitario del paziente non risponde.
Nei laboratori, sfruttando anche l’esperienza degli studi sulla SARS 2002, si stanno cercando e sviluppando delle cure specifiche per il virus (avevo pubblicato un post a riguardo qualche giorno fa). Non c’è ancora nulla di concreto e di certo ma qualcosa si sta muovendo.
Un cura può permettersi un tasso di effetti collaterali nettamente maggiore rispetto ad un vaccino e i test possono essere più rapidi, in condizioni d’emergenza, iniziando la sperimentazione sui malati più critici.

Take home message: tenete duro, continuiamo tutti assieme il mitigamento per ridurre la velocità del contagio, in modo da dare il tempo alla sanità di salvare i salvabili e alla ricerca di cercare una cura.
Non sarà una cosa brevissima ma non ci sono molte altre opzioni, non mollate.
Oltre alla salute sarà anche necessario pensare all’economia (senza soldi non si mangia), quindi sarà necessario trovare un delicato equilibrio tra contenimento del virus e far girare un minimo l’economia.